Oltre il sei
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Oltre il sei

Alessia Pandolfo3 giugno 20262 min di lettura

È nostra abitudine, all'avvio di ogni anno scolastico, infondere nei nostri studenti il principio che il vero valore della formazione è nel percorso intrapreso, nella crescita personale, nell'impegno. Poi, puntualmente, con l'avvicinarsi della conclusione dell'anno la scuola anziché luogo di maturazione diventa una frenetica corsa di verifiche interrogazioni e recuperi dell'ultimo minuto. Ci comportiamo come se non conoscessimo più lo studente che abbiamo davanti, come se i nove mesi trascorsi insieme in classe non ci avessero già detto tutto sulla sua persona, sul suo modo di lavorare, sulla sua evoluzione e sulla fatica che ha fatto per provarci. Il messaggio che ci dimentichiamo di rendere coerente è che l'importante è provarci non riuscirci a tutti i costi. L'importante è il progresso non il risultato performante. E così invece di sentirsi valorizzati in un percorso gli studenti finiscono per puntare tutto sul voto minimo, su quel sei che impedirà loro di avere la materia da recuperare. Quel sei che consentirà loro di avere l'estate libera da preoccupazioni. Questo approccio favorisce l'inserimento di voti, numeri, medie matematiche all'interno di un registro elettronico che però non ha spazio per valori trasversali e importantissimi come l'autonomia, il pensiero critico e la maturità sociale. Chi è quello studente? Come si è relazionato agli insegnanti? Come si è inserito nel gruppo classe? Quanto veramente ha espresso se stesso? È tempo di superare la logica del voto e di guardare con occhi nuovi a ciò che la scuola può e deve rappresentare. È tempo di ricordarsi che educare non dovrebbe significare selezionare chi resiste meglio alla pressione, ma accompagnare gli studenti nella loro unicità.



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