Oltre la stanza
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Oltre la stanza

Alessia Pandolfo9 maggio 20262 min di lettura

Capita di ritrovarsi all'improvviso in un vicolo cieco dell'anima, bloccati in una stanza metaforica di cui non ricordiamo nemmeno più l'ingresso. La cosa paradossale è che siamo finiti lì spinti da un desiderio nobile: la ricerca della felicità. Ogni nostra scelta — quel lavoro accettato con entusiasmo, il trasloco in una città nuova, l'inizio di una storia d'amore — era un tentativo di dare colore alla nostra vita.

Eppure, col passare del tempo, quella stessa felicità che cercavamo sembra essere scivolata fuori dalla porta, mentre noi siamo rimasti dentro. Continuiamo a cercarla nel buio di abitudini che ormai ci svuotano, convinti che se solo insistessimo abbastanza, quel luogo tornerebbe a illuminarsi. Ma la verità è amara: più ti ostini a cercare la luce dove regna l'ombra, più ti allontani dal tuo benessere.

Ti sei mai fermato a chiederti cosa ti tiene incatenato a una situazione che ti rende infelice? Spesso non è mancanza di volontà, ma una somma di paure silenziose:

Il timore del cambiamento: l'ignoto spaventa più di un dolore familiare.

L'adattamento all’infelicità:ci convinciamo che "questo è quanto dobbiamo vivere ”

L'iper-responsabilità: molte persone sono abituate a dare e finiscono per esaurire ogni energia vitale in battaglie già perse perché pensano che quello è il loro ruolo.

Io anche mi sono sentita così. Io anche sono stata in quella stanza. Io anche ho avuto paura. Io anche: volevo essere felice. La felicità non deve essere così faticosa, la felicità non va inseguita, la felicità si trova nel posto giusto. Forse devi solo cambiare posto.

A volte, la soluzione non è aggiustare la stanza in cui ti trovi, ma avere il coraggio di aprire la porta e uscirne.


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